Perchè la guarigione fa paura?

Perché la guarigione fa paura ?

 

Oggi vorrei discutere di quest’argomento perché al corso del mio percorso personale e professionale, ho potuto accertare quanto la guarigione poteva fare paura a numerose persone.

 

In ciò che mi riguarda, ho fatto questo lavoro di guarigione con la vita, come lo spiego sul mio sito nell'unghia " io, chi sono", e nel mio ultimo libro" Il cuore alchemico."

 

Questo lavoro è stato lungo e difficile perché mi ha chiesto di guardare in faccia tutte le mie paure e di rivivere nel mio corpo tutti i miei traumi e tutte le mie credenze. Ogni volta che trasmutavo una paura, la vita, la luce occupava più posto dentro di me.

 

Questo lavoro ha quindi durato parecchi anni durante i quali la vita mi ha messo in ginocchio affinché ogni dipendenza, ogni paura legata al mio piccolo me, possano dare origine a sempre più Amore e vita. Tutta la struttura sulla quale mi ero costruita è crollata, cedendo il passo a un nuovo paesaggio.

 

Certo è necessario avere coraggio e fede nella vita, perché, anche se per la maggior parte non siamo felice e in pace, non è per tanto facile cambiare vita.

 

Naturalmente, il cambiamento può essere spaventoso, perché richiede abbandonare il fatto di vivere nel passato. Chiede di osservare le nostre ferite, le nostre paure di fronte in modo di rompere l’illusione che siamo vittime.

Ancora oggi, molti preferiscono consolidare il loro vittimismo perché permette di non cambiare e di ottenere potere sugli altri. Grazie alle loro ferite, trovano sostegno e quindi tengono un mezzo di manipolare o controllare gli altri, coscientemente o incoscientemente.

 

E il grande problema della società attuale. Siamo ancora in una società di “sopravvivenza” nella quale il cambiamento sembra spaventoso. Vittimizzarci e mettere la colpa sull’esterno sono molto più comodi di assumere le nostre responsabilità rispetto alla nostra vita e i nostri conflitti interiori.

In generale, l’essere umano ha paura del cambiamento e dell’ignoto. La guarigione, lei, impone cambiamento. Richiede rilasciare il passato, evacuando tutto ciò che ci stressa cosi come le relazioni inappropriate.

Allora certo che questo fa paura al nostro piccolo io, quello che guarda la nostra prigione mentale, perché non sappiamo chi siamo e cosa c’è dietro “lo conosciuto”, dietro le sbarre della nostra carcera.

 

Eppure, guardando indietro alla mia esperienza, posso certificarvi che l’ignoto e la vita sono buoni più comodi da vivere del conosciuto e della sopravvivenza!

 

Molti direbbero che ho perso tutto. Io direi che mi sono svuotata di tutto ciò che m’ingombrava e che m’impediva di essere chi sono veramente, una guaritrice. 

 

 

Quando ho cominciato a ricevere dei pazienti, ho velocemente costatato che la guarigione, che aveva preso del tempo da me, si operava in loro molto più rapidamente.

Infatti, l’energia di vita che ricevevo e che il mio corpo vibrava, era in qualche modo un concentrato di vita che andava ad agire sulle cellule del paziente come un acceleratore di guarigione.

Tutto ciò che avevo sperimentato all’epoca nel dolore e la sofferenza, si sistemava con molto più dolcezza e rapidità.

In un modo, tutto accadeva in accelerato, e la sofferenza era grandemente attenuata. Mi sono dunque porsi questa domanda sulla sofferenza:

 

Siamo costretti a soffrire per arrivarci o allora e solo una credenza?

 

Mi sono allora ricordata di un seminario al quale ho partecipato e in che occorreva fare un esercizio che consisteva in mettersi in piedi, le braccia all’orizzontale (simbolo della croce) di fronte ad una persona, guardandola negli occhi. Quando la persona s’indeboliva, allora dovevamo avvicinarsi d’un passo e appoggiare le braccia sotto le sue per alleggerirla un po’, alternativamente. Ero di fronte ad un uomo (buongiorno Pascal), e mentre vedevo tutti sedersi, continuavamo a rimanere in piedi e a sostenerci.  Non appena vacillava, andavo per sostenerlo. Ero moltissimo motivata e soprattutto volevo andare fino in fondo alla fine… ma fino a che cosa?

 

Alla fine di un certo tempo, e stesso di un tempo certo, abbiamo vinto !!!

Infine, è ciò che credevo… L’insegnante mi ha allora guardato e ha detto questa frase: “ Beh, ci sono qui che sono veramente nel sacrificio!”.

Confesso che non ho capito subito perché funzionavo appunto cosi. Poiché in quell’epoca (10 anni fa) mi fondevo totalmente con la mia problematica, non ho assolutamente capito nulla. Quanto a me, trovavo questo rilievo piuttosto gratificante. Ero persuasa che si doveva amare cosi. La mia cultura e i miei genitori mi avevano inculcato “l’amore sacrificio” e devo dire che ero piuttosto buona alunna nel mio ruolo di “super- salvatrice”!

 

Ho capito ed esperimentato che cerchiamo di dare l’amore che non abbiamo ricevuto. Siamo allora nel fare, “facciamo” le cose nel sacrificio di noi stessi.

 

Come dare qualcosa che non abbiamo mai ricevuto?

 

E’ come fare un regalo a qualcuno quando non abbiamo neanche i soldi per noi stessi. Un giorno o l’altro, lo rimproverammo di averlo regalato perché l’abbiamo fatto nel sacrificio di noi stessi. L’abbiamo fatto per essere amati e riconosciuti (coscientemente o no).

 

Cosi una rabbia s’installa e finché sarà presente, l’amore non occuperà posto.  

 

Quando cerchiamo di “salvare” l’altro, siamo ancora nel “fare” o “ferro” (si pronuncia lo stesso in francese) – c’è ancora qui la nozione di lutto e di dualità. Questo combattimento e questa dualità si trovano innanzitutto in noi. Poi in specchio lo attiriamo all’esterno nel nostro paesaggio. Bisogna sapere che quando la salvatrice o il salvatore sono presenti dentro di noi, il boia e la vittima non sono molti lontani.

 Tutta la mia strada è dunque stata di uscire da questa trilogia, che devo ammettere, conosce un franco successo in Occidente…

 

Tutta la mia strada è stata di lasciare la croce, il casco, l’armatura e la spada per continuare ad avanzare il cuore leggero e il corpo sbarazzato delle mie sofferenze.

 

Uscire da questo schema di funzionamento necessita un ricollegamento con cui siamo veramente per fine di essere nel nostro asse, in unione corpo/anima/spirito, piuttosto che di essere portatrice o portatore del fardello della croce sulle nostre spalle.

 

Sostenere il ruolo del boia, di vittima o di salvatore, non fa altre che attirare la stessa trilogia in specchio perché sono i segnali che nostro corpo emette (vedere i miei precedenti articoli).  Sappiate che ciò non è assolutamente gratificante, né per voi, né per la persona che sta in faccia. Non è Amore.

 

Come possiamo vibrare l’Amore se siamo nel sacrificio di noi stesso?

Come possiamo vibrare l’Amore se prendiamo il potere su qualcuno?

Come possiamo vibrare l’Amore se portiamo l’altro e se gli chiediamo di portarci?

 

L’Amore “è” e “dà” autonomia e responsabilità.

 

Amare veramente qualcuno è aiutarlo, con l’Amore vero di chi siamo e di ciò che vibriamo, a crescere e diventare autonomo e responsabile della sua vita. Per questo, è necessario di amarsi prima di tutto perché se no, non possiamo vibrare quest’Amore, questa forza di vita.

 

Il vero Amore rende libero. Quest’Amore è al di là da ogni dipendenza, di ogni desiderio personale. Libero all’altro di restare vicino a voi o no, questo non cambia niente all’Amore vero che gli portate. Qualunque cosa capita, gli augurate che un giorno si possa amarsi e amare tanto quanto lo amate. E nel vostro cuore per l’eternità.

 

Per molti di noi questo fa paura. L’Amore fa paura, perciò la guarigione fa paura.

 

Il nostro piccolo io “si aggrappa” e “dipende” di molte persone, comportamenti o situazioni alle quali dà potere e sulle quale assume il potere.

Non è un giudizio, so di cosa parlo, io sono passata di là.  Mi sono trovata io stesso in dipendenza affettiva degli altri, dello sguardo degli altri. Volevo essere amata a ogni prezzo perché non mi amavo.

 

Io stesso ho preferito rimanere in certe situazioni e, anche se soffrivo, mi era impossibile uscirne perché era il mio schema familiare.

La sofferenza essendo stata la mia amica intima, la vita mi ha fatto percorre questa strada di sofferenza, questa strada di dipendenza, questo camino del femminile sacrificato.

Era la mia strada e tutto era giusto fino al quando la vita mi ha fatto capire che dovevo risvegliarmi e smettere di essere nel diniego e di fuggire.

Oggi mi amo veramente. La dipendenza ha lasciato spazio all’Amore vero e il femminile sacrificato al femminile sacro.

 

Oggi so che è possibile di fare questo lavoro differentemente.

I miei pazienti me lo mostrano ogni giorno. E è un bello regalo per me. E dell’ordine dello stupore.

Quando ricevo un paziente e che lo accompagno sul suo camino di guarigione, lo aiuto a mettere luce sul suo modo di funzionamento; lo aiuto a prendere coscienza dei suoi meccanismi distruttori affinché possa accogliere questa energia di vita che ricevo e che do con Amore e rispetto.

 

Davanti all’Amore, il mentale vile, perciò molti hanno paura. Hanno paura di perdere il controllo, paura di uscire dal noto, paura di togliere il loro casco mentale, la loro armatura di protezione e pura di lasciare la loro spada.

Avendo percorso questa strada anch’io, so quello che provano, fino al più profondo della loro carne perché l’ho provato io stesso. Non ho più paura per loro, so che il mentale va a lasciare a un momento e che tutto va a mettersi in posto.

 

Non dubito mai e è cosi che i miracoli accadono.

 

La sofferenza, il dolore e il sacrificio non sono più necessari per avanzare. Il combattimento all’esterno di se stesso è un’illusione. Tutto il lavoro da fare è nell’interno e può farsi con dolcezza e con leggerezza.

 

Numerosi pazienti che hanno fatto diverse e varie terapie senza che per tanto cambiano la loro vita, mi dicono avere compito un grande lavoro. Rimuginavano sempre le loro sofferenze e giravano in riccio malgrado tutte le informazioni che si dava loro. Avevano coscienza della loro problematica ma ciò era mentale, era una conoscenza “mentale” che non cambiava niente nella loro vita.

Certo si dicevano loro di “fare” questo, o di “fare” questa, ma il loro corpo non seguiva, perché le memorie di paura erravano sempre ricordata nelle cellule.

Cosi, quando cominciamo il lavoro, sono sempre stupiti di vedere quanto il loro paesaggio cambia benché non abbiano l’impressione che accade grande cose durante le cure.

Hanno veramente la sensazione che tutto occorre con leggerezza e dolcezza, mentre in confronto tutta la loro vita si trasforma concretamente nella materia. Tuttavia bisogna a volta porre degli atti o ingaggiare l’azione, ma generalmente una forza di vita gli accompagna e tutto ciò che deve essere si mette in posto.

 

Solo l’Amore vero permette il cambiamento e la trasformazione. Potete fare chiamata a tutte le “tecniche” del mondo (e queste non mancano), queste tecniche vi aiuteranno acquietare vostro mentale ma se l’Amore non c’è qui, il cambiamento non sarà all’Appuntamento, e questo finché accettavate di ricevere l’Amore vero.

La vibrazione dell’Amore è l’unica che può permettervi di uscire dalla vostra prigione. Tutte le tecniche servono solamente ad apportare un po’ di benessere nella vostra prigione, ma non ne uscirete.

 

Molti terapeuti si sono fermati in camino, imparando delle tecniche e dando dei consigli a quelli che vengono per consultazione.  Hanno una clientela e permettono una “terapia”. Tuttavia la terapia non è la guarigione.

Oggi ricevo sempre più terapeuti che capiscono che non sono andati alla fine di chi sono veramente ed intraprendono un lavoro di guarigione. Prendono coscienza che attraverso la terapia che propongono, hanno spesso in specchio la loro sofferenza. Trovo ciò proprio molto bello di saltare il passo, perché lo scopo di tutto è di accompagnare sempre più persone a svegliare le loro forze di guarigione. E come accompagnare a guarire se non siamo guariti anche noi?

Qualche tempo fa, ho ricevuto una psicoterapeuta che esercitava da numerosi anni. Mi dice essere stata abusata da piccola e che in specchio riceveva abbastanza donne abusata in ritorno. Mi confessa che non si sente in misura di accompagnare le sue pazienti al di là da un certo stadio perché ha coscienza della sua ferita sempre viva nella sua pancia. Arriva quindi da me con una patologia al livello dell’utero. Abbiamo fatto un lavoro insieme e oggi correda gruppi di donne a guarire delle loro ferite di abuso perché il suo utero è guarito. Sente che al suo posto giusto, i risultati sono li e questo a meraviglioso.

E importante che i “terapeuti” facciano questo camino oggi, cosi saranno in grado di svegliare le forze di guarigione dei loro pazienti. Le tecniche sono superate, l’attrezzo principale è il vostro cuore e il vostro corpo, loro non s’ingannano mai. Non c’è più là d’interpretazione mentale ma una semplice presenza d’Amore.

Svegliare le sue forze di guarigione, questo richiede di volerlo, di esperimentarlo e di porre degli atti in funzione delle situazioni. Poi, il tempo di trasformazione dipende del grado di ricettività di ciascuno.

 

Tutti lo meritano, non c’è altra condizione che volere ricevercelo, di esprimerlo, e di porre degli atti in questo senso. Il vero Amore è incondizionato. Non bisogna essere spirituale o di avere una qualsiasi religione. Bisogna solo essere aperto e pronto a ricevere, è una scelta che s’impone a un momento nella vostra vita.

Non è perché abbiamo vissuto nel sacrificio tutta la nostra vita che lo meritiamo più di un boia… non dimenticate, la trilogia è presente all’interno di ciascuno e a partire del momento quando abbiamo una faccetta, abbiamo le tre.

Non abbiamo più bisogno di soffrire per arrivarci o andare in paradiso. Il paradiso è sulla terra, qui e adesso.

 E tempo di smettere di combattere contro i mulini a vento. Accogliate la vita in voi.

 

Che il vento vi soffia sempre nella schiena affinché avanzaste ogni giorno un po’ più verso la vostra natura vera.

 

Con tutto il mio Amore

Natal'lie